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27/11/2015 - [Tutto Coop]

Le frontiere del cibo

 

XXII Redattore Sociale - Capodarco di Fermo - 27/29 Novembre 2015

Nell'ambito dell'iniziativa Silvia Mastagni, responsabile ufficio stampa Coop, e Daniele Di Gennaro, editore e fondatore di Minimum Fax, intervengono Sabato 28 Novembre.

L'incontro fortunato fra una grande impresa cooperativa, una casa editrice indipendente come Minimum Fax e Stefano Liberti, un  giornalista libero, esperto di politica internazionale. All'orizzonte un'inchiesta sulle filiere di quattro prodotti alimentari: maiali, soia, pomodori e tonno. Il loro lato oscuro e per converso l'esigenza di trasparenza e legalità su cui muove l'impegno di Coop. Sullo sfondo le strategie di gruppi finanziari e di multinazionali dell'agrobusiness che stanno massicciamente investendo nel settore della produzione alimentare.

L'inchiesta: "The big food business" (in uscita maggio 2016)

La popolazione mondiale è in costante aumento. Secondo previsioni delle Nazioni Unite, nel 2050 saremo 9 miliardi, con una crescita progressiva sempre più preoccupante, dal momento che le risorse alimentari per sfamare quest'umanità sono sempre più scarse. Nel prossimo futuro, la grande bomba demografica è destinata a scoppiare. Non solo la disponibilità di cibo diventa insufficiente ma nuovi paesi in via di sviluppo molto densamente popolati – ad esempio la Repubblica Popolare Cinese – stanno repentinamente cambiando abitudini alimentari, con un consumo sempre più marcato di cibi per la cui produzione è necessaria una grande quantità di risorse ed energia, come la carne da allevamento.

Questa situazione potenzialmente drammatica rappresenta anche una straordinaria possibilità di profitto per gruppi che stanno puntando su questo settore. In una congiuntura in cui gli investimenti nel mercato finanziario sono sempre più rischiosi, il capitale speculativo si sta spostando in modo massiccio verso alcuni beni rifugio – fra questi, i prodotti alimentari di base, le terre su cui produrli, il settore agroalimentare in generale. Grandi gruppi finanziari, multinazionali dell'agrobusiness, banche d'affari stanno investendo miliardi di dollari nella produzione e nella commercializzazione di un cibo che risulterà sempre più costoso ai consumatori – e quindi sempre più redditizio per coloro che lo commercializzeranno. "Vendi banche e compri formaggio", ha detto recentemente il responsabile di un grande fondo di investimento londinese che sta massicciamente investendo nel settore delle produzione alimentare. E' l'affare del prossimo futuro: l'over-population business. L'inchiesta si propone di mostrare le dinamiche che reggono i nuovi investimenti nell'acquisizione delle terre, nella commercializzazione dei prodotti alimentari di base, nel controllo degli allevamenti animali su larga scala a partire dallo studio di quattro prodotti alimentari, seguendo tutte le rispettive filiere di produzione e distribuzione. Elementi base della dieta di buona parte della popolazione mondiale, questi prodotti vogliono essere lo specchio di un sistema alimentare globalizzato su cui convergono ormai interessi difformi.  E non sempre legittimi.

Il ruolo di Coop. Tutto il settore agroalimentare è presidiato da Coop attraverso percorsi di filiera; dall'ortofrutta alle carni, alle uova, al pesce, al latte e derivati, ai salumi, all'olio, al pomodoro. Non è una novità dell'ultima ora bensì un'idea di presidio nata in Coop venti anni fa con la nascita dei primi "Prodotti con amore". "Mettiamo in tavola carne non acqua" recitava un fortunato nostro slogan. Allora il pericolo si chiamava estrogeni.  Con l'introduzione del marchio Coop su quelle filiere si è completato il concetto di controllo con verifiche che partono dal campo fino alla vendita, certificate da enti esterni e che, nel caso di filiere animali, comprendono anche le prime fasi di vita e tutti i mangimifici, avendo optato tra l'altro per un'alimentazione priva di Ogm. In questo impegno c'è anche il tema dei diritti dei lavoratori. Due numeri.  44 tecnici all'opera (ai quali se ne aggiungono altri 80 presso le Cooperative) con un budget annuale di  9 milioni di euro nel solo Coop Italia destinati al funzionamento della Direzione Qualità. La scelta 'no Ogm' di Coop ha invece un costo di oltre 10 milioni di euro l'anno. 

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