01/05/2015 - Cibo

IL CIBO DEL FUTURO?

Le previsioni della Società Umanitaria, un viaggio nella sicurezza (Merieux NutriSciences). E poi le "fattorie del mare" delle Università di Milano e di Firenze, i packaging sostenibili di Bio-on.

L'Exibition Area, con i suoi 250 metri quadri di spazio, è una struttura polifunzionale che rappresenta un ulteriore avanzamento verso ciò che ci riserverà un futuro ancora più lontano in termini di cibo, modalità di scelta e di acquisto, tecnologie produttive. Qui si guarda decisamente lontano nel tempo e l'innovazione lascia il posto alla suggestione: è possibile viaggiare nel futuro del cibo e della sicurezza alimentare, immaginando cosa potrà accadere, sulla base di quanto già sta accadendo.

Quale potrebbe essere il cibo del futuro? Secondo la Società Umanitaria, già presente all'Esposizione Universale del 1906, nei prossimi anni 1,8 metri quadri a testa per produrre il cibo necessario per sfamare tutti saranno davvero pochi. Ci verranno in soccorso larve, vermi e altri insetti (1900 le specie commestibili), in grado di produrre molte proteine consumando poca energia. Un'autentica panacea ricchi come sono di fibre, acidi grassi, oligoelementi e inoltre allevamenti così low tech da essere facilmente realizzabili anche nei paesi più poveri del mondo. 

Ma ci sono anche altre possibilità. Come le "fattorie del mare" ovvero strutture galleggianti in grado di produrre alimenti. Due gli esempi. Il primo nasce dal Centro di ricerca sulla Sostenibilità ambientale dell'Università di Milano Bicocca e si basa sulla tecnologia denominata "floating system", ossia sulla coltivazione diretta in bancali contenenti un substrato leggero e ricavato localmente. Il secondo è una serra modulare galleggiante, Jellyfish Barge, in grado di riprodurre il fenomeno naturale della dissalazione solare così da generare giornalmente 150 litri di acqua dolce e pulita a partire da acquasalata o salmastra. Un progetto multidisciplinare nato da Pnat, la start-up innovativa, Spin-off dell'Università di Firenze che si occupa della progettazione, sviluppo e realizzazione del prodotto (www.pnat.net) e il cui prototipo funzionante si trova nel canale Navicelli tra Pisa e Livorno.

Infine, i pakaging sostenibili di Bio-on, poliesteri biodegradabili anche in acqua ottenuti attraverso la fermentazione naturale di batteri alimentati da scarti e sottoprodotti dell'agro-industria.  

Non si tratta di viaggi immaginari, ma dei percorsi suggestivi della Exibition Area di Coop, 250 metri quadrati dedicati al futuro del cibo e delle tecnologie produttive. Qui è anche possibile viaggiare nella sicurezza alimentare, in uno spazio dove le più sofisticate tecniche di controllo e analisi (come le ricerche sui virus o il controllo dell'autenticità dei prodotti alimentari) sono già operative. Questo laboratorio di nuova generazione, nato da un'idea di Coop e Merieux NutriSciences, permette al consumatore di capire l'importanza ed il ruolo chiave del cibo per il proprio benessere e la nutrizione.

 

           

 

 

 

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