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Buoni e Giusti Coop - approfondimenti e interviste

Il nostro impegno su questo versante è decennale, siamo stati i primi in Europa a certificarci secondo lo standard etico SA8000, ma a fronte di una situazione critica e drammatica che getta sempre più ombre sul cibo che arriva sulle nostre tavole vogliamo rilanciare. Il rischio è che l'impresa "cattiva" scacci quella buona e che la ricerca del prezzo più basso possibile faccia a pugni con i diritti delle persone.

"Buoni e Giusti Coop" vuole essere un apripista per intervenire concretamente in tema di illegalità. Noi ci siamo. Ci aspettiamo un grande e più forte impegno da parte degli organi ispettivi e di controllo e del Governo nella lotta all'illegalità, al lavoro nero, al caporalato e alle truffe alimentari. Allo stesso tempo ci auguriamo che le associazioni dei produttori agricoli operino affinchè le proprie imprese aderiscano alla Rete del Lavoro Agricolo di Qualità il cui accesso deve essere reso più semplice.

 

C'è un lato oscuro nel settore agroalimentare italiano e quelle ombre arrivano direttamente sulle nostre tavole. Sono i frutti finali delle filiere sporche, quelle che stando agli ultimi dati interessano ancora oggi qualcosa come 400.000 lavoratori, stranieri nell'80% dei casi. Un'emergenza sociale drammatica da cui prende le mosse la campagna "Buoni e Giusti Coop" che vede in prima linea Coop: prima insegna della grande distribuzione in Italia con i suoi 1100 punti vendita e al tempo stesso importante organizzazione di consumatori con oltre 8 milioni di soci. Una campagna fatta di atti concreti più che di parole e che si muove su tre assi. In primo luogo una serie di interventi importanti concentrati sulle filiere individuate come le più critiche, inoltre azioni e controlli sul campo e in parallelo iniziative di supporto a carattere sociale. Coop ha sempre presidiato il settore agroalimentare con un approccio di "filiera" e cioè controllando tutti i passaggi dal campo alla tavola dei consumatori, ed è anche stato il primo distributore in Europa ad adottare (dal 1998) lo standard SA8000 per ottenere precise garanzie in tema di responsabilità sociale dai propri fornitori di prodotto a marchio (ovvero quei prodotti "targati" Coop su cui l'insegna esercita un presidio costante diventando non soltanto un distributore, ma una vera e propria azienda produttiva*).

E oggi Coop intende rilanciare ulteriormente.

 

*Sono 4.000 i prodotti a marchio Coop e spaziano dal food al non-food, rappresentano una quota importante del fatturato di Coop su cui incidono per il 27%. Coop su questi prodotti garantisce dalla fase di produzione alla fase di distribuzione ed esercita un controllo step by step sull'intero percorso produttivo.

 

CAMPAGNA FRAGOLE

Nell'ambito del progetto afferente alla campagna legalità, che ha previsto l'estensione dell'impegno a tutta l'ortofrutta venduta in rete Coop, è stata chiesta ai fornitori la sottoscrizione di una lettera di adesione alla responsabilità sociale ed etica di Coop ed è stato avviato un piano di controllo, con focus specifico su legalità, sicurezza, etica ed il rispetto dei diritti dei lavoratori, lungo le filiere con auditor indipendenti. La seconda campagna oggetto di controllo è stata quella delle fragole 2016, durante la quale sono stati coinvolti tutti i 15 fornitori sia di prodotto a marchio che non a marchio Coop, con la verifica, secondo un piano di campionamento definito, di oltre 30 aziende agricole in Campania, Basilicata, Calabria e Lazio. Ci siamo immediatamente attivati per condividere con i fornitori le evidenze e definire un percorso per la risoluzione di quanto emerso .
Seguiranno prossimamente le verifiche sulla campagna pomodoro ciliegino e di altre merceologie.

CAMPAGNA ARANCE E CLEMENTINE

Nell'ambito del progetto afferente alla campagna legalità, che ha previsto l'estensione dell'impegno a tutta l'ortofrutta venduta in rete Coop, è stata chiesta ai fornitori la sottoscrizione di una lettera di adesione alla responsabilità sociale ed etica di Coop ed è stato avviato un piano di controllo, con focus specifico su legalità, sicurezza, etica ed il rispetto dei diritti dei lavoratori, lungo le filiere con auditor indipendenti. La prima campagna oggetto di controllo è stata quella delle clementine e arance Navel 2015-2016, durante la quale sono stati coinvolti tutti i 22 fornitori sia di prodotto a marchio che non a marchio Coop, con la verifica, secondo un piano di campionamento definito, di oltre 50 aziende agricole in Calabria, Sicilia e Puglia.

Ci siamo immediatamente attivati per condividere con i fornitori le evidenze e definire un percorso per la risoluzione di quanto emerso .

Seguiranno prossimamente le verifiche sulla campagna fragole e di altre merceologie.

CAMPAGNA OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA

L'olio extravergine di oliva è uno dei prodotti maggiormente esposti al rischio di "falsificazioni".

Le principali frodi potenzialmente riscontrabili su questo prodotto sono:
• la miscelazione con altri tipi di olio;
• la dichiarazione ingannevole dell'origine della materia prima;
• una differente classificazione merceologica;
• la miscelazione con oli che sono stati trattati chimicamente per rimuovere odori anomali/difetti sensoriali;
• la classificazione come olio extravergine d'oliva di oli che in realtà non lo sono.

Per la produzione di olio extravergine di oliva a marchio Coop vengono selezionati attentamente fornitori e frantoi e sono richiesti standard più restrittivi rispetto alle norme di legge.
Fin dal 2001, Coop ha implementato un rigoroso sistema di controlli nelle diverse fasi produttive lungo la filiera, includendo audit certificati da enti indipendenti, per garantire il rispetto dei requisiti previsti dal disciplinare di produzione e dai contratti di fornitura. In tal modo si è in grado di risalire alla provenienza delle olive, con possibilità di arrivare fino agli uliveti nel caso degli oli italiani.
Dal 2013 si è aggiunta poi un'ulteriore verifica dell'effettiva italianità delle materie prime, realizzata con una innovativa strumentazione, un vero e proprio "naso elettronico", Heracles, che permette di riconoscere l'olio italiano da quello che non lo è attraverso l'identificazione digitale aromatica".

Allargamento della rete dei controlli e primi risultati

Coop ha individuato 13 filiere ortofrutticole più esposte ai rischi di illegalità e dove più frequentemente emergono episodi di sfruttamento dei lavoratori; con una pianificazione degli interventi che tiene conto della stagionalità si attueranno controlli sulla filiera degli agrumi, per poi proseguire con le fragole, il pomodoro, i meloni, le angurie, l'uva, le patate novelle e altri 5 ortaggi di largo consumo. Saranno coinvolti non più soltanto gli 80 fornitori ortofrutticoli di prodotto a marchio Coop (per 7200 aziende agricole), ma tutti gli 832 fornitori nazionali e locali di ortofrutta (per oltre 70.000 aziende agricole). A tutti i fornitori Coop ha chiesto di sottoscrivere l'adesione ai principi del Codice Etico che contempla una serie di impegni per il rispetto dei diritti dei lavoratori e prevede l'esecuzione di un piano di controlli a cui non si può venir meno, pena in caso di non-adesione l'esclusione dal circuito. Inoltre Coop ha intensificato i controlli; sotto esame la filiera degli agrumi (clementine e arance Navel) indagata dagli auditor di Bureau Veritas, leader a livello mondiale nei servizi di ispezione, di verifica di conformità e di certificazione. I primi dati che hanno coinvolto tutti i fornitori Coop e un terzo delle aziende agricole di questa filiera su tre regioni -Calabria, Sicilia e Puglia- sono comunque incoraggianti: nessuna segnalazione di gravi non conformità (caporalato, lavoro nero o casi di discriminazione), sono state invece individuate problematiche relative a norme di sicurezza disattese su cui è stato chiesto un pronto intervento. I prossimi controlli riguarderanno le fragole e il pomodoro ciliegino.

La Rete del Lavoro Agricolo di Qualità

È l'altro binario su cui si muove la campagna "Buoni e Giusti Coop" in stretto raccordo con il progetto lanciato a livello ministeriale già nel 2015. Non è un semplice invito, ma l'impegno ad iscriversi alla Rete del Lavoro Agricolo di Qualità quello che è chiesto alle 7200 aziende agricole dei prodotti a marchio Coop. Questa iscrizione attesta di essere un'azienda pulita, in regola con le leggi e i contratti di lavoro, non aver riportato condanne penali e non avere procedimenti in corso. Tuttavia la procedura complessa sta ostacolando un'adesione massiccia. Serve una semplificazione se si vogliono raggiungere risultati significativi in tempi brevi senza inceppare la macchina autorizzativa. "Il nostro è un impegno costante, sistematico e non di facciata – spiega Marco Pedroni, Presidente Coop Italia - Siamo a fianco del Ministero e di tutti quegli enti e organizzazioni che hanno a cuore questo problema. Il rischio è che l'impresa "cattiva" scacci quella buona e che la ricerca del prezzo più basso possibile faccia a pugni con i diritti delle persone. "Buoni e Giusti" con tutto ciò che ne consegue vuole essere un apri-pista per intervenire concretamente sulla realtà dello sfruttamento. Il nostro è un discorso etico, ma l'illegalità ha anche un risvolto economico che si gioca sulla pelle dei più deboli e sulle imprese oneste. Accanto al contrasto al lavoro nero e alle frodi alimentari, vogliamo affrontare anche il tema dei prezzi nel settore ortofrutticolo, perché spesso è lì che si trova un indicatore dell'illegalità. La volatilità dei mercati è elevata, ma si possono e si debbono trovare le soluzioni, affinchè sia i consumatori che i produttori abbiano il giusto prezzo. Come Coop siamo attenti a riconoscere ai produttori agricoli prezzi equi, non il prezzo più basso del mercato che in certe filiere nasconde l'illegalità. Va segnalato che problemi importanti nella formazione del valore dei prodotti ortofrutticoli sono sia quello dei costi intermedi e logistici (che pesano quasi il 40% sul prezzo finale) che quelli di una migliore organizzazione e aggregazione dei produttori; se ne avvantaggerebbero sia i consumatori che gli agricoltori".

Il Sociale e le richieste al Governo

La campagna di Coop non si esaurisce soltanto nell'attività per così dire "in campo", ma interessa anche la vita dei lavoratori. In cantiere stanno prendendo forma in accordo con le istituzioni locali, il volontariato laico e cattolico, il mondo sindacale azioni concrete per diffondere una sempre maggiore consapevolezza del fenomeno. La presentazione della campagna è stata anche l'occasione per una presa di posizione in merito al disegno di legge tuttora al Senato volto a contrastare i fenomeni di caporalato lavorando sia sulla deterrenza del fenomeno che sulla prevenzione. Anche perché è evidente che Coop svolge la sua parte e può anche funzionare da apripista come già in altre circostanze, ma non può essere sola su un tema che è per sua stessa complessità demandato a un controllo da parte delle istituzioni pubbliche. "Da parte sua Coop partecipa, con gli altri soggetti della filiera agricola, al Tavolo voluto dai Ministeri competenti e sta svolgendo una parte attiva anche sul versante del disegno di legge, tanto da aver chiesto assieme alle altre sigle della grande distribuzione di essere ascoltata in audizione–sottolinea Stefano Bassi, Presidente di Ancc-Coop (Associazione Cooperative di Consumatori a marchio Coop) - ma il ruolo dei controlli pubblici è comunque un passaggio imprescindibile per il funzionamento di un sistema che voglia seriamente raggiungere obiettivi di prevenzione e repressione di un fenomeno. Fenomeno che evidenze recenti dimostrano sempre di più essere di portata nazionale. Proprio con lo scopo di favorire l'adesione alla Rete del Lavoro Agricolo noi ci siamo mossi volontariamente con il coinvolgimento delle aziende nostre fornitrici, e stimiamo che altri possano seguirci su questo stesso terreno ma occorre avere consapevolezza che tutta intera la grande distribuzione è responsabile di circa la metà delle vendite di ortofrutta in Italia. Ne consegue che l'altro 50% sfugge al filtro della grande distribuzione. Cogliamo questa occasione – e lo ribadiremo anche in audizione- per rivolgere una proposta per collegare l'accesso a qualsivoglia finanziamento pubblico o beneficio di natura fiscale all'iscrizione alla Rete in una logica di incentivo e sprone all'adesione. Crediamo che così facendo potremmo dotarci di una misura più efficace nella lotta comune al caporalato".

L'impegno etico di Coop

Coop è impegnata da anni in una battaglia a difesa della legalità, dell'etica ed del rispetto dei diritti dei lavoratori e per questo ha su tali tematiche un'organizzazione ed un sistema di garanzie specifici. Tutti i fornitori di prodotti a marchio Coop sono presidiati, dal 1998, in riferimento allo standard etico SA8000.
A tale scopo si richiede ai produttori la sottoscrizione di un codice di comportamento etico, basato su questo standard, e vengono inoltre effettuate da parte di Coop verifiche lungo tutta la filiera (ad oggi oltre 1.300 ispezioni), comprensive di interviste anonime ai lavoratori (in particolare per verificare il rispetto degli orari di lavoro e dei salari), nonché di raccolta informazioni dagli stakeholder locali (sindacato, ong..), il tutto tramite auditor qualificati indipendenti. In caso di ambiti potenzialmente critici (territori, prodotti, prezzi, ……), quali ad esempio quelli degli agrumi in Sicilia e Calabria o il pomodoro da trasformazione, i controlli coinvolgono in special modo le aziende agricole con un monitoraggio durante ogni campagna produttiva. In caso di rilevamento di non conformità emerse nel corso delle verifiche effettuate, Coop chiede un immediato piano di miglioramento o, in caso di estrema gravità o reiterazione, può anche chiedere l'esclusione dalle forniture delle aziende inadempienti, pur mantenendo un occhio attento alla tutela dei lavoratori coinvolti.
Inoltre a seguito di specifiche segnalazioni su casi di potenziale criticità, Coop si attiva con ulteriori controlli sulla filiera interessata ed a fronte dei risultati definisce un eventuale e conseguente presidio.
Il forte impegno di Coop su questi temi ha ricevuto importanti apprezzamenti e riconoscimenti esterni, come ad esempio nell'indagine di Altroconsumo (2013) e nella ricerca di Consumers International (2010) in cui Coop è risultata avere le migliori politiche di responsabilità sociale di impresa a livello italiano in un caso ed europeo nell'altro. Ulteriore conferma dalla campagna  #FilieraSporca. "Gli invisibili dell'arancia e lo sfruttamento in agricoltura nell'anno di Expo (2015)" in cui Coop è stata considerata nella distribuzione "l'operatore più attento alla questione della responsabilità sociale".

Oltre al presidio storico sulle produzioni a marchio Coop, è stato ampliato l' impegno coinvolgendo e responsabilizzando tutti i fornitori di ortofrutta, anche non a marchio Coop, che vengono commercializzati all'interno della rete.
L'ortofrutta è infatti un' area di potenziale maggiore criticità e per tale motivo è stato richiesto a tutti i fornitori di aderire al codice etico, e sono state avviate da parte di Coop ulteriori ispezioni in campo, secondo criteri e piani definiti.
E' stata inoltre richiesta l'adesione alla "Rete del Lavoro Agricolo di Qualità" (iniziativa del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, del Ministero dell'Economia e delle Finanze, dell'INPS) alle aziende agricole coinvolte nelle filiere del prodotto a marchio.
Coop è consapevole delle situazioni di estremo degrado ambientale nelle quale vivono molti dei lavoratori coinvolti in queste filiere, ed è intenzionata a contribuire a progetti di solidarietà promossi da soggetti terzi (Istituzioni, ONG) nei territori più critici.
Le azioni di Coop non mirano solo a garantire gli standard di eticità dei prodotti, ma vogliono essere uno stimolo alla promozione della legalità e dell'eticità da parte di tutti gli attori della filiera.

 

I protagonisti della campagna "Buoni e Giusti Coop".

 

Coop Italia

È il punto di snodo da cui partono le attività di controllo su prodotti, filiere e fornitori. 41 tecnici all'opera (ai quali se ne aggiungono altri 80 presso le Cooperative) con un budget di 9 milioni di euro nella sola Coop Italia all'anno destinati al presidio della Qualità. Tutto il settore agroalimentare a marchio Coop è presidiato attraverso percorsi di filiera; dall'ortofrutta alle carni, alle uova, al pesce, al latte e derivati, ai salumi, all'olio, al pomodoro. Non è appunto una novità dell'ultima ora, bensì un'idea di presidio nata in Coop ventotto anni fa con la nascita dei primi "Prodotti con amore". "Mettiamo in tavola carne non acqua" recitava un fortunato slogan. Allora il pericolo si chiamava estrogeni e pesticidi. Con l'introduzione del marchio Coop su quelle filiere si è completato il concetto di controllo con verifiche che partono dal campo fino alla vendita, certificate da enti esterni e che nel caso di filiere animali comprendono anche le prime fasi di vita e tutti i mangimifici, avendo optato tra l'altro per un'alimentazione priva di ogm. In questo impegno c'è anche il tema dei diritti dei lavoratori. Infatti con l'adesione nel 1998, primi in Europa ottavi nel mondo, allo Standard Etico SA8000 si sono messi in campo nuovi strumenti per presidiare una tematica così delicata e complessa. Ai produttori dei prodotti a marchio si richiede la sottoscrizione di un codice di comportamento basato su questo standard e vengono inoltre effettuate verifiche presso i luoghi di produzione (in questi anni oltre 1.300 ispezioni tra fornitori e subfornitori). Queste ultime attività sono comprensive di interviste anonime ai lavoratori (in particolare per verificare il rispetto degli orari di lavoro e dei salari) nonché di raccolta informazioni dagli stakeholder locali (sindacato, ong..). Per le filiere particolarmente a rischio i controlli arrivano a coinvolgere anche le aziende agricole con un monitoraggio specifico. In caso di non-conformità alle tematiche in oggetto Coop chiede un immediato piano di miglioramento o, in relazione alla gravità, può anche decidere di escludere dalle forniture i fornitori/subfornitori coinvolti. Negli ultimi 5 anni infatti Coop ha espulso 7 aziende agricole. Questo impegno negli anni è valso a Coop dei riconoscimenti: nel 2010 Coop è risultata la migliore catena della grande distribuzione europea per quanto riguarda la responsabilità sociale d'impresa (riconoscimento assegnato dalla Federazione "Consumers International" 220 associazioni di consumatori di 155 nazioni), nel 2013 AltroConsumo ha indicato Coop come la catena con le migliori politiche e la maggiore attenzione nel campo della responsabilità sociale di impresa e massima coerenza fra quanto fatto e quanto dichiarato, a giugno 2015 nell'ambito della campagna #FilieraSporca in cui è stata analizzata la filiera delle arance raccolte in Sicilia e Calabria Coop viene definita come "l'operatore più attento alla questione della responsabilità sociale".

Ancc-Coop (Associazione nazionale Cooperative di Consumatori a marchio Coop)

È l'organismo di rappresentanza politico-istituzionale e di coordinamento delle grandi, medie e piccole imprese cooperative di consumatori in Italia (94 le imprese ad oggi aderenti). E' l'ambito da cui prendono forma le iniziative per la tutela dei consumatori e dell'ambiente e il sostegno a azioni di solidarietà e inclusione sociale.

Bureau Veritas

È una società leader a livello mondiale proprio nei servizi di controllo, verifica e certificazione per la qualità, salute e sicurezza, ambiente e responsabilità sociale, con oltre 400 mila clienti in 140 diversi Paesi. Fare questo tipo di controlli e ispezioni è un mestiere delicato e difficile, che richiede estremo rigore, perché su questo si basa la fiducia di chi compra e la possibilità concreta di migliorare gli standard con cui funziona il mercato. Coop ha affidato dal 1998 a Bureau Veritas l'attività di controllo presso le aziende fornitrici dei prodotti a proprio marchio e, più in particolare, le visite ispettive nelle filiere più difficili. L'attività di controllo (denominata tecnicamente audit) parte da una serie di verifiche formali della documentazione sia sul piano della sicurezza che dei rapporti con i lavoratori. I referenti in questo caso sono i dirigenti delle risorse umane, i responsabili acquisti e della sicurezza. Poi seguono le interviste dirette con gli stessi lavoratori, con garanzia di pieno anonimato e le visite ispettive anche nei luoghi di raccolta del prodotto, spesso gestite da soggetti diversi. Visite che possono essere a sorpresa, passando prima dai campi che in azienda, magari al tramonto, per vedere se l'orario di lavoro dichiarato e pagato corrisponde con quello effettivamente svolto. Le visite possono interessare anche la situazione abitativa soprattutto per i lavoratori stagionali. Nel 2015 gli audit fatti per Coop da Bureau Veritas sono stati complessivamente oltre 120. Con riferimento alle filiere più delicate 15 giornate di ispezione hanno riguardato la raccolta del pomodoro, 9 la raccolta dell'uva. Poi circa 80 sono stati i controlli relativi alla raccolta di arance e clementine con 22 fornitori visitati e ben 57 subfornitori.

 

 

 


 

 

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