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ALLE POLEMICHE E ALLE FALSITA'
RISPONDIAMO COSI'.
Clicca e guarda l'intervento di Mario Zucchelli intervistato da Trc
Dei 620 mila Soci della Cooperativa, 70 mila siamo noi, viviamo a Modena e
rappresentiamo il 60% delle famiglie della città.
È per avere un supermercato più moderno che ci siamo interessati all’area dell’ex
Consorzio Agrario di via Canaletto a partire dal ‘95. Ben cinque anni prima che
Esselunga se l’accaparrasse.
A 15 anni di distanza, non sono le accuse infondate a toccarci, ma il veder fallire un
progetto nato nel nostro interesse e in quello di tutti i cittadini di Modena.
In questa storia, il nostro vero rammarico è proprio questo.
NELL'INTERESSE DI TUTTI O PER IL PROPRIO TORNACONTO?
In questi anni a scontrarsi sono state due logiche opposte: quella di chi porta avanti
gli interessi sociali dell’impresa cooperativa e quella di chi persegue solo il proprio
interesse economico, cercando di massimizzare il proprio profitto. Quindi, da una
parte Coop Estense con i suoi valori e il suo profondo legame con il territorio,
maturato in 100 anni di storia. Dall’altro, Esselunga, una Spa familiare che gestisce
prevalentemente il formato Superstore e concentra la presenza nelle regioni più
ricche del nord, secondo una scelta di ottimizzazione reddituale delle strutture.
DOPO TANTE POLEMICHE, UN PO' DI FATTI.
Parliamo chiaro e agiamo di conseguenza. Sempre. Per questo raccontiamo come
sono andate le cose in via Canaletto nel corso di questi quindici anni. Giudicate voi.
La magistratura l’ha già fatto, dandoci ragione.
ANNI '90
Verso la fine degli anni ’90 l’Amministrazione Comunale di Modena decide di avviare un processo
di riqualificazione dell’area su cui sorgeva il Consorzio Agrario, assegnando a un unico piano
particolareggiato tale area insieme a un’altra porzione di terreno adiacente (di proprietà della
fallita industria Rizzi) e ad un terzo terreno, più piccolo, di proprietà del Comune.
ANNO 1995
Coop Estense tratta l’acquisizione del terreno di via Canaletto con il Consorzio Agrario Provinciale
arrivando ad un accordo, ma il commissariamento dell’ente impedisce la conclusione del contratto.
È chiaro che l’interesse per quell’area nasce molto prima del momento dell’asta. I fatti e le date
smentiscono chi ci accusa di aver sborsato una cifra esorbitante, nell’asta del 2001, solo per acquisire
una porzione di terreno utile a bloccare il progetto di Esselunga.
ANNO 1999
Un gruppo di costruttori modenesi crea una cordata per acquistare l’area coinvolgendo Coop Estense
nel progetto, ma l’offerta fatta al curatore fallimentare non viene ritenuta adeguata. Un costruttore
che di tale cordata faceva parte decide, senza comunicarlo agli altri, di avanzare un’offerta
economica più alta di quella precedente, aggiudicandosi così l’assegnazione del terreno.
ANNO 2000
Appreso ciò la Cooperativa avvia una trattativa, durata ben 10 mesi, con quel costruttore, al
quale rivolge una nuova offerta per acquistare da lui il terreno. Il costruttore, ad un certo punto,
si defila facendo sfumare il nostro progetto, e capiamo così che sta succedendo qualcosa di poco
chiaro. Non desistiamo. Verificata la situazione, scopriamo che il piano regolatore prevede un
comparto nel quale le destinazioni d’uso sono da distribuire solamente nella forma e nei modi
convenuti fra tutti i proprietari delle sue diverse aree. Una di queste aree era ancora in vendita.
Valutato che in questo modo rimane un’opportunità per poter realizzare il negozio, la Cooperativa
decide di fare un’offerta al curatore fallimentare di quell’area, apprendendo che già una proposta
era stata avanzata, proprio dal costruttore di cui sopra, e che i termini scadevano di lì a poco.
Così capiamo le intenzioni di chi, furbescamente, ha tentato di ostacolarci in attesa di concludere
l’acquisto delle aree necessarie alla definizione del progetto.
Il curatore fallimentare indice pertanto un’asta ed Esselunga arriva ad offrire 21 miliardi e
100 milioni di lire, solo 1 miliardo e 900 milioni di lire in meno di Coop Estense.
Dopo l’aggiudicazione del terreno, apprendiamo che nel frattempo il progetto di piano
particolareggiato (quello pubblicato sulle pagine dei quotidiani) era stato «aggiustato»
all’insaputa degli organi fallimentari, commettendo così un’irregolarità. Non solo. La commissione
edilizia boccia lo stesso piano sulla base di diverse motivazioni.
A questo punto Esselunga fa ricorso al TAR, accusando il Comune di collusione con la Cooperativa e
pretendendo l’approvazione di un piano particolareggiato che, sostiene la catena, non richiederebbe
l’accordo di tutte le proprietà interessate, tra le quali Coop Estense.
La sentenza del TAR, il 6 novembre 2009, ribadisce al contrario che “Coop Estense era pienamente
legittimata ad opporsi al piano particolareggiato e a contestare l’ipotesi ripartitoria contenuta in
esso”. Così come, afferma lo stesso Giudice, correttamente ha agito l’Amministrazione Comunale.
Aggiungiamo, a commento dell’azione del Comune, che la Legge Regionale 20/2000
(art. 30 - comma 1) prevede il decadere della possibilità di realizzare gli interventi previsti,
se questi non sono attuati entro 5 anni dall’approvazione del Piano Operativo Comunale,
che in questo caso risale a febbraio 2004.
Queste le ragioni che Esselunga e Caprotti non vogliono dire, ma che noi vogliamo far sapere,
senza sprecare centinaia di migliaia di euro in pagine a pagamento.
LA NOSTRA IDEA DI UN MERCATO LIBERO E CONCORRENZIALE
SI BASA SU CORRETTEZZA E RISPETTO DELLE REGOLE
SOLO COSI' PER NOI CI POSSONO ESSERE
CONCORRENZA E LIBERTA'.
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Le convenzioni riservate ai soci Coop












