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02 settembre 2010, 21:21   
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La cooperazione di consumatori si ritrova di nuovo nel mirino di chi vorrebbe colpire l’originalità di un'esperienza che mette insieme sei milioni e mezzo di soci. Dopo l’esposto all’Unione europea, da parte di Federdistribuzione, stavolta è il padrone di Esselunga a rilanciare le accuse.

Chi vuol colpire Coop

Soldi (Ancc): “Il libro di Caprotti è pieno di roba riciclata. Il fatto è che non si vuol riconoscere la diversità della nostra esperienza negando un pluralismo economico che fa bene al mercato e ai consumatori”


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Non c’è niente da fare. La cooperazione e la cooperazione di consumatori in particolare, cioè Coop, a qualcuno dà proprio tanto fastidio. Evidentemente veder crescere nell’arco degli anni una straordinaria esperienza legata al modello mutualistico che è riuscita a diventare la prima catena della grande distribuzione italiana e a mettere insieme 6 milioni e mezzo di soci a questi qualcuno deve essere costato tanta acidità di stomaco.
L’ultimo della serie è il padrone di Esselunga, Bernardo Caprotti, che addirittura ha dedicato un libro tutto volto a denigrare e accusare Coop di ogni genere di nefandezze. Ma questa non è che l’ultima puntata (per ora) di una storia che ciclicamente si ripete, con attacchi, accuse, tentativi di delegittimazione e denigrazione che ruotano intorno a luoghi comuni piuttosto datati (“lo strapotere delle Coop rosse” come longa manus di un Pci che non esiste più da anni) e non fondati (le accuse sui presunti vantaggi fiscali).

L’obiettivo esplicito di queste campagne è duplice. Da un lato c’è chi vuol spendere sul piano politico l’idea che “i comunisti sono una minaccia per il paese”, pensando che ciò valga qualche voto in più. Dall’altro c’è chi invece vuol far fruttare queste accuse sul piano economico per colpire al cuore il concorrente per lui più scomodo. Del resto il Caprotti-pensiero coincide in pieno con un ricorso fatto da Federdistribuzione (l’associazione delle grandi catene distributive private, dove stanno colossi multinazionali come Carrfour, Auchan ma anche Esselunga) contro il governo italiano, accusato perchè la normativa sulla cooperazione esistente nel nostro paese (che, vale la pena ricordarlo, è stata varata dal governo Berlusconi) nasconderebbe privilegi fiscali.

Di fronte allo spiegamento mediatico che ha accompagnato la presentazione del libro di Caprotti Coop è partita al contrattacco, per tutelare sé stessa e i suoi milioni di soci. Alle prevedibili azioni legali contro i contenuti del libro e a quelle legate alla vicenda di “spionaggio industriale” (di cui riferiamo qui a lato e già conclusa da una condanna per concorrenza scorretta), fanno da premessa le parole del presidente di Ancc-Coop Aldo Soldi e di quello di Coop Italia Vincenzo Tassinari. “Il libro di Caprotti – spiega Soldi – è pieno di roba riciclata. Si tirano fuori episodi vecchi di anni per alimentare ad arte una campagna contro Coop. Ci sarebbe da chiedere perchè in tutti questi anni non si sia mai rivolto alla magistratura. Noi vogliamo reagire con fermezza e serenità perché vogliamo difendere la diversità di Coop. Coop appartiene a tutti i suoi soci ed è un patrimonio che viene trasmesso di generazione in generazione”.
“Noi non ci sentiamo migliori di altri, ma sicuramente diversi – ha proseguito Soldi – Il nostro obiettivo non è far arricchire i singoli o produrre profitto, cosa per altro legittima, ma garantire la mutualità tra i soci e, appunto, passare alle generazioni future questo patrimonio. E il diverso trattamento fiscale previsto, viene a fronte di un preciso elenco di cose, stabilite dalla legge, che come Coop non possiamo fare”.

La grande distribuzione e le tasse 

2006

Percentuale dei versamenti
fiscali sul fatturato*

Gruppo Esselunga** 7,8%
Auchan Spa - Gruppo Auchan 6,5%
9 Grandi Coop ** (aggregato) 6,1%

Gruppo Pam **

6,0%

Gruppo Finiper **

5,8%

Gs Spa - Gruppo Carrefour

5,8%

Sma Spa - Gruppo Auchan

5,6%

Ssc Srl - Gruppo Carrefour

5,6%

Media

6,1%

* Imposte + oneri sociali + stima ritenute su salari e stipendi
** Bilanci consolidati
NOTA: La tabella mostra come Coop sia in linea con le principali imprese del settore come carico fiscale e contributivo in rapporto al fatturato


E qui l’elenco dei divieti e delle limitazioni, che i soci Coop conoscono bene, comprende il non distribuire nè utili nè le riserve, il non poter devolvere il patrimonio quando si dovesse sciogliere la cooperativa, avere limiti precisi nella raccolta del prestito, non poter remunerare i prestiti in misura superiore a quanto fissato dalla legge e così via ...
Si aggiunga poi che, le modifiche introdotte dal governo Berlusconi, riservano questo trattamento alle sole cooperative a mutualità prevalente, cioè quelle che derivano il loro fatturato per oltre il 50% da attività coi soci. “E’ evidente – spiega Soldi – che per noi funziona, rispetto alle imprese di capitali, un diverso modo di distribuire la ricchezza. Il punto di fondo è che, da parte di chi ci attacca, non si vuole accettare l’idea di un pluralismo delle forme d’impresa che è un bene per il mercato e un bene per il consumatore”. Del resto, vien facile dire che se fare cooperaive è così facile e conveniente, le porte sono aperte ...
“Noi – ha detto Soldi – siamo convinti che la competizione, anche con Esselunga, faccia bene al consumatore. E per stare nella competizione siamo cresciuti. Perché non vorrei qualcuno pensasse che la cooperazione va bene solo se è piccola e sfortunata. Questo è inaccettabile”. Soldi ha poi aggiunto: “noi diciamo con orgoglio che la nostra funzione sociale vuol dire da un lato coinvolgere migliaia di soci, nelle assemblee e nelle scelte delle varie cooperative. Ma anche che per noi missione sociale vuol dire essere presenti nei piccoli centri e nelle regioni del sud. Realtà dove Esselunga non c’è perché, legittimamente, non ritiene remunerativo esserci. Ma è solo un’altra riprova della nostre diversità”.

Sul tema prezzi Coop ha ribadito, cifre alla mano, la sua vocazione storica per la tutela del potere d’acquisto delle famiglie. Sono cifre che i lettori di Consumatori conoscono assai bene, perché tante volte li abbiamo tenuti aggiornati sul vantaggio dei prezzi Coop rispetto all’andamento dell’inflazione e sul come questo avvenga da anni. Al punto che, dal 2000 al primo semestre 2007, far la spesa in Coop ha significato un risparmio del 12%. “I nostri prezzi sono sostanzialmente al livello del 2002 e sul lungo periodo non temiamo raffronti” ha precisato Tassinari. Certo la sfida tra le diverse insegne, ha visto nell’ultimo biennio uno sprint di Esselunga, ma la spiegazione potrebbe stare in parte anche nella storia di “spionaggio” che raccontiamo di seguito.


“Spiava” Coop: condannata la centrale acquisti di Esselunga

Tassinari (Coop Italia): “Chiederemo 300 milioni di risarcimento

Il fatto è tanto semplice e chiaro, quanto illuminante. La procura della Repubblica di Milano ha condannato, con sentenza del 21 giugno 2007, tre rappresentanti di E.s.d. (cioè la centrale che acquista i prodotti per Esselunga e per altre catene) “per aver alterato il libero esercizio del commercio, con l’impiego di mezzi fraudolenti, consistiti nell’utilizzo indebito di informazioni commerciali riservate, in danno di Coop Italia per ottenere vantaggi economici non dovuti”. Dunque un caso di concorrenza sleale come ha spiegato il presidente di Coop Italia Vincenzo Tassinari che ha anche annunciato, vista la sentenza penale, la decisione di Coop di promuovere ora una azione di responsabilità civile nei confronti di E.s.d. chiedendo il risarcimento di un danno economico stimato in 300 milioni di euro.

“Tutto iniziò a fine 2003 - spiega Tassinari - quando diversi fornitori ci segnalarono che la centrale acquisti formata da Esselunga, Selex e Agorà, era in possesso dei contratti d’acquisto che come Coop Italia avevamo stipulato”. Sulla base di queste segnalazioni Coop presentò un esposto al Tribunale di Milano. Ne è seguita una indagine conclusa con la condanna a carico dei rappresentanti di E.s.d. “La realà che emerge - spiega Tassinari - è che le associate di E.s.d., tra cui Esselunga primeggia, si erano procurate vantaggi illeciti con comportamenti fraudolenti”.

Una vicenda in buona parte simile a quella di questi giorni tra Mc Laren e Ferrari, con “segreti industriali” (in questo caso i contratti di vendita) che finiscono in mano al rivale.

“Dagli atti processuali - prosegue Tassinari - si può rilevare, secondo quanto dichiarato da uno degli imputati, che i prezzi che Coop allora riusciva a spuntare dai fornitori erano, in alcuni casi, nell’ordine del 7% in meno”. E’ evidente che questa convenienza deriva dalla capacità contrattuale e dal maggior volume di acquisti che una catena più grande (quale Coop) riusciva a offirire.
“Ma proprio la disponibilità dei contratti di acquisto di Coop - spiega Tassinari - permise a E.s.d. di fare forti pressioni e di chiedere che condizioni identiche a quelle di Coop venissero praticate anche a loro”.
Il caso vuole che, proprio nell’anno a cui si riferiscono i contratti d’acquisto legati a questa vicenda, Esselunga operi una radicale riduzione dei propri prezzi, con un calo di oltre il 5% tra il 2004 e il 2006. “E chi opera in aziende della grande distribuzione - conclude Tassinari - sa quanto sia faticoso e difficile operare riduzioni anche solo nell’ordine dello 0,5%.
Questa vicenda scoperchia il teorema di Esselunga sulla loro maggiore convenienza rispetto a Coop, teorema su cui si fonda anche il ricorso all’Unione europea.
E noi a Bruxelles andremo a spiegare anche tutte queste cose”.

La versione integrale di questo articolo è pubblicata su Consumatori di Ottobre

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 In risposta alla conferenza stampa tenuta dal signor Bernardo Caprotti a Milano
21 settembre 2007

 Dichiarazione di Vincenzo Tassinari, Presidente di Coop Italia

 La lettera di Aldo Soldi, Presidente ANCC-COOP, al Direttore de Il Sole 24 Ore


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