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02 settembre 2010, 21:22 
    Un pianeta da difendere
    di Mario Tozzi
    primo ricercatore Cnr - Igag
    e conduttore televisivo
     
    Estinzioni
    Un quarto dei mammiferi a rischio
     
    Il delfino Irrawaddy è un animale curioso e intelligente, come tutti i delfinidi e i cetacei in generale. Aiuta i compagni feriti o malati a venire in superficie per respirare e si sono registrati casi di uomini in difficoltà riportati sulla riva sulla groppa. Per non parlare della straordinaria possibilità di comunicazione che questi animali presentano, con una gamma di frequenze molto superiore a quella non solo dell’uomo, ma anche dei pipistrelli. Un gioiello evolutivo, insomma, come lo sono anche altri abitanti dei mari della Terra, per esempio il tonno rosso, magnifico animale che, pur essendo un pesce, presenta comportamenti tipici di chi ha sangue caldo. Il delfino Irrawaddy è il mammifero maggiormente minacciato di estinzione sul pianeta Terra: nei mari delle Filippine ne rimangono solo 77 esemplari, decimati dall’inquinamento, dall’espansione delle attività dell’uomo e dalla pesca accidentale. E anche il tonno rosso sta per arrivare alla fine della sua lunga storia sulla Terra a causa dell’amore degli uomini per i filetti crudi: cacciato fino al limite estremo per soddisfare la nostra voglia di sushi.
    Un quarto delle specie di mammiferi è oggi in pericolo e la lista rossa stilata dalla comunità scientifica internazionale (IUCN) si allunga ogni giorno di più: 1.141 specie su 5.487 sono a rischio di estinzione e le cause sono sempre le stesse; espansione antropica, inquinamenti di vario genere, caccia e pesca indiscriminate e effetti del surriscaldamento climatico indotto dalle attività industriali. In Italia la foca monaca viene ormai avvistata solo sporadicamente, le linci alpine sono meno di un centinaio, non ci sono quasi più gatti selvatici puri e camosci e orsi appenninici non se la passano tanto bene. Ma è importante che questi animali sopravvivano? La risposta è sì, e non solo per la continuità di specie che magari non avremo mai occasione di vedere, ma perché è importante che la ricchezza della vita non sia intaccata in un pianeta che si impoverisce di natura ogni anno che passa. Inoltre la biodiversità fornisce gratuitamente agli uomini tutta una serie di servizi che lascia stupefatti: depurazione delle acque, controllo sulla siccità e sulle alluvioni, rigenerazione dei suoli, decomposizione naturale dei rifiuti, impollinazione delle coltivazioni, dispersione dei semi, protezione delle coste dall’erosione, stabilità del clima, mantenimento del paesaggio. È possibile anche dare un prezzo a questi valori: fra 35.000 e 60.000 miliardi di dollari, un valore di molto superiore al PIL mondiale di un anno. Eppure queste considerazioni non sono sufficienti per porre un freno alla crisi biologica, nonostante si sappia benissimo cosa fare: proteggere e conservare natura come se si trattasse del bene più prezioso, più dei titoli e delle azioni bancarie, tanto per dire. Se si reagisse alla distruzione dell’ambiente come si fa per la crisi finanziaria delle borse mondiali forse avremmo già fatto un passo avanti. E ne avremmo tratto un beneficio più duraturo.