

Docente di Pedagogia Sperimentale Università la Sapienza di Roma.
Libertà è partecipazione Coinvolgere i ragazzi in progetti pratici, farli diventare protagonisti. Per renderli responsabili

Non è possibile insegnare senza sapere dove va la società. La scuola è un luogo di costruzione di cittadini che partecipano, poiché la democrazia si impara da bambini. Ce lo ha insegnato il filosofo John Dewey. “Una democrazia è qualcosa di più di una forma di governo. È prima di tutto un tipo di vita associata, di esperienza comunicata e congiunta”: essa è strettamente collegata all’educazione scolastica, che deve formare all’esercizio della democrazia nella democrazia. Da questa impostazione scaturisce la necessità di un’educazione alla democrazia, che non si limiti alla pura sfera della razionalità, ma riguardi i sentimenti e i vissuti umani.
La nostra scuola, nel suo impianto, più che a formare un cittadino democratico, serve a plasmare individui acritici e ubbidienti all’autorità. Se in teoria, da metà Ottocento, riteniamo che l’insegnamento vada considerato un processo formativo, che stimoli e assecondi le idee e l’attività del bambino, rinforzi la sua motivazione aiutandolo ad apprendere e a confrontarsi con l’esperienza, nella realtà le scuole seguono largamente il modello tradizionale di formazione al conformismo. La struttura “tradizionale” tiene perché siamo una democrazia giovane e incompiuta. Per Dewey l’educazione democratica contribuisce a costruire una democrazia di persone che acquisiscono capacità, imparano a confrontarsi, a parlare, a discutere. Apprendimenti che debbono avvenire sotto forma di esperienza. A scuola, alle responsabilità date ai ragazzi non corrisponde un’effettiva decisione. Occorre invece coinvolgerli in progetti concreti, in cui la partecipazione poggi su autentiche pratiche. È utile un metodo che stimoli i ragazzi a guardarsi intorno, li aiuti ad assumere decisioni, li spinga ad assumere ruoli all’interno di un’attività indirizzata a un fine esplicitamente formulato, li abitui a valutare le proprie esperienze passate in funzione di quelle future: il “metodo dei progetti” o “cooperative learning”. Tutte le volte che i ragazzi hanno un obiettivo che vogliono raggiungere sono in grado di mettere in atto comportamenti disciplinati: lo fanno tutte le volte che sono realmente motivati, impegnati e coinvolti. E l’interazione con l’ambiente è in sé foriera di disciplina. Anche per cuocersi un uovo al tegamino è necessaria disciplina: se uno mette il tegamino sul fuoco e poi viene preso dalla partita della Roma, quando ritorna l’uovo è bruciato. Quindi, se intendete mettere un uovo in padella, dovrete disciplinare almeno per 4-5 minuti il vostro comportamento, altrimenti rimarrete senza cena. Si può aiutare la scuola ad aprirsi all’esterno, per offrire ai ragazzi concreti confronti con la realtà. Per accostarsi alla scuola con rispetto e serietà è necessario che la collaborazione maturi attraverso la conoscenza e la condivisione di un progetto da parte degli insegnanti, delle famiglie e degli studenti stessi; è necessario che la collaborazione si radichi, che non sia sporadica, che migliori di esperienza in esperienza. È quanto fa Coop con le proposte di Educazione al consumo consapevole, che sono di per sé educazione alla cittadinanza, soprattutto perché sono percorsi condotti con un metodo attivo. Ma ci sono anche le iniziative di Libera sulla legalità, i Consigli comunali dei bambini, l’adozione di monumenti e di aree verdi, le iniziative di imprenditoria giovanile nate a scuola. Siamo vittime di un sistema mediatico che crea fantasmi e che – svalutando il ruolo delle istituzioni educative – ci impone continuamente emergenze: bullismo, violenza sui bambini, criminalità, droga, razzismo ... Senza sottovalutare l’esistenza di questi problemi, occorre contrastare una politica fatta di emergenze, di proclami, di interventi tipici di chi non ha né storia né memoria. Oltre alla difficoltà di rendere meno astratto un sistema educativo fondato sul sapere disciplinare, l’ulteriore, grande difficoltà della scuola oggi è appunto stabilire una coerenza con quello che i ragazzi respirano nella società in cui sono immersi. Bisogna ri-costruire e coltivare, quotidianamente, il “senso civico” come cittadinanza consapevole.

SCARICA il saggio integrale "Dall'esperienza dell'educazione al consumo consapevole all'educazione alla cittadinanza" di Pietro Lucisano |