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02 settembre 2010, 20:08   
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A partire dalla felicità… 
La felicità è uno dei temi più presenti nella letteratura, che se ne parli direttamente o indirettamente. Basta porre l’attenzione quando si legge un romanzo, un racconto, una poesia e se ne troveranno indizi e tracce…
Nel libro La vita salva, una donna a cui è stata diagnosticata una grave malattia racconta giorno per giorno l’alternarsi di paura e speranza, attimi di felicità e momenti di tristezza. Ed è proprio una delle autrici a raccontare la vicenda.
 “Sono seduta al  balcone di casa, la finestra spalancata contro il cielo. L’ibisco è sopravvissuto all’estate, e continua a produrre decine i suoi grandi fiori rossi dalla superficie crespa. Dallo stadio giungono suoni nitidi. Laggiù, sul prato, dei bambini stanno rincorrendo un pallone. … Nella tarda mattinata ho avuto un malessere. Allora mi sono lasciata andare, mi sono distesa e il malessere se n’è andato. Ora sto riposando su una  poltrona di vimini. Il mondo si affastella alle porte ei miei occhi, io lo lascio entrare ed esso mi ricolma di una sostanza aerea, elastica e dolce. Suppongo che sia la felicità, questa alleanza fra luce, suoni e dolcezza dell’aria. La felicità dura poco, ma, se sappiamo farle posto, riesce a occupare uno spazio enorme.
   Mentre i bambini si cambiano prima di ritornare in classe, mi sorprendo a pensare che l’infelicità non è l’opposto della felicità. Non ne è l’inverso, come la vita non è una medaglia che mostri ora la sua faccia chiara ora quella cupa. L’infelicità non si logora. L’infelicità può durare a lungo. Ma, se le si impedisce di espandersi, si può riuscire a compattare notevolmente lo spazio che essa occupa. Ovvio, bisogna applicarsi alla cosa con un certo impegno.
   Felicità e infelicità possono coesistere. Non a tutti è dato saperlo. Non a tutti è dato forzare le porte dell’esperienza. È a questo che penso mentre il gatto sonnecchia in cucina, si avvicina l’ora della mensa e i bambini si avviano in ordine sparso verso la scuola.”
(Marie Desplechin – Lydie Violet, La vita salva, Ponte alle Grazie, 2005)
 
 
Nel romanzo epistolare di Natalia Ginzburg, Caro Michele (Mondadori, 1973), la protagonista Adriana scrive al suo unico figlio maschio. Ma anche gli altri personaggi si raccontano attraverso le lettere.
Ti abbraccio e ti auguro felicità, ammesso che la felicità esista, cosa che forse non è del tutto da escludere, anche se raramente ne vediamo traccia nel mondo che ci è stato offerto. Tua madre”.
 

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